Le malattie delle coronarie

Abbiamo visto che il ventricolo sinistro pompa il sangue nell’aorta e da qui in tutto il corpo per ossigenare e nutrire i vari organi e tessuti.

 

 

Le prime diramazioni dell’aorta sono le arterie coronarie che portano il sangue ossigenato al cuore stesso o meglio al suo muscolo, il miocardio; dalla figura a fianco si vede come le coronarie partono dall’aorta, decorrono lungo la superficie del cuore e con le loro piccole ramificazioni portano sangue ossigenato al miocardio.

 

Le prime diramazioni dell’aorta sono le arterie coronarie che portano il sangue ossigenato al cuore stesso o meglio al suo muscolo, il miocardio; dalla figura a fianco si vede come le coronarie partono dall’aorta, decorrono lungo la superficie del cuore e con le loro piccole ramificazioni portano sangue ossigenato al miocardio. Le coronarie, come tutte le arterie posso presentare delle ostruzioni parziali o totali (restringimenti, detti “stenosi”): si tratta di placche composte da accumuli di sostanze grasse e da proliferazione di tessuti, “l’aterosclerosi”. Vari sono i fattori che contribuiscono al formarsi di queste placche:

  • la familiarità

  • il diabete

  • il fumo

  • la pressione alta

  • un eccesso di grassi nel sangue (colesterolo e trigliceridi)

Il risultato della malattia coronarica sarà quindi la “cardiopatia ischemica”: ischemia significa appunto mancanza di afflusso sanguigno.

La cardiopatia ischemica può assumere varie forme cliniche. Distinguiamo due situazioni principali: una cronica o stabile (quando l’ostruzione si è formata gradualmente nel tempo) una acuta (quando l’ostruzione coronarica si presenta o si aggrava all’improvviso). La figura sottostante illustra i meccanismi e di queste due condizioni:

 

 

 

  1. ANGINA DA SFORZO: in questo caso avremo una placca aterosclerotica che si è formata lentamente nel tempo e, restringendo il lume coronarico, non provoca abitualmente problemi in condizioni di riposo, ma i sintomi si manifestano quando il cuore necessita di maggior nutrimento e ossigeno, in condizioni di attività. Il sintomo più caratteristico è quindi “l’angina da sforzo”, ossia un dolore al centro del torace, come un peso, una morsa, che si presenta in seguito ad uno sforzo e regredisce con il riposo. Sono a volte presenti varianti atipiche del dolore, ad esempio un dolore non al centro del petto, ma a sinistra o in rari casi a destra, un dolore allo stomaco o alle spalle o al collo… In alcuni casi può esserci anche “l’ischemia silente”, ossia una ischemia documentata con gli strumenti, in assenza del dolore, o con sintomi diversi come ad esempio un affanno ingiustificato. La diagnosi si effettua partendo dal sospetto clinico dato dai sintomi e si conferma con alcuni esami strumentali. L’esame più utile e l’elettrocardiogramma sotto sforzo che potrà documentare la comparsa di tipiche alterazioni elettrocardiografiche. In alcuni casi, quando l’elettrocardiogramma da sforzo non è conclusivo o non è attuabile per vari motivi, il cardiologo si potrà avvalere di alcuni esami alternativi: “scintigrafia miocardica” o “ecostress”.

  2. SINDROME CORONARICA ACUTA: in questo caso abbiamo un trombo, ossia un coagulo di sangue che si forma sulla placca in modo improvviso, tendendo a occludere completamente o quasi la coronaria. Il risultato saranno sintomi acuti: un dolore con caratteristiche simili a quelle descritte per l’angina da sforzo, ma insorgente anche a riposo, spesso di durata protratta o con tendenza a ripresentarsi. Si tratta di un quadro che di solito necessita di una valutazione urgente in Pronto Soccorso.